Archivio della categoria ‘CURIOSITA’ DAL WEB’

Legambiente, NAU! e gli occhiali in plastica riciclata

Il binomio tra NAU! prima insegna di ottica fast fashion monomarca italiana, e Legambiente ha dato vita agli innovativi occhiali in plastica riciclata al fine di sensibilizzare consumatori e opinione pubblica alle tematiche ambientali. Disponibili sia nella versione vista che in quella sole, gli occhiali ecologici per uomo e per donna sono realizzati con gli scarti delle normali produzioni di occhiali. L’iniziativa segna un ulteriore impegno della catena che  è diventata sponsor tecnico di Goletta Verde, il vascello ambientalista ambasciatore della salute dei mari da più di 20 anni. NAU! ha come obiettivo quello di proporre collezioni innovative ad alto livello ma con un prezzo ragionevole. Per far ciò, niente fronzoli ma sistemi diretti e semplicità di gestione.

Fonte: SoloStyle

Londra: Jellyfish, il teatro costruito con rottami e materiali di scarto

 

Jellyfish (”Medusa”) è un teatro costruito nel cuore di Londra con scarti, rottami e materiale di risulta tra cui predominano 800 pallet, i bancali in legno che si usano nei magazzini e nei mercati per appoggiarvi la merce. E’ perfettamente a norma di legge (120 posti a sedere) e sarà inaugurato la settimana entrante, per una breve stagione. Lo stanno tirando su volontari e disoccupati: ma i biglietti si pagano. Giusto per rovesciare i normali processi economici: i rifiuti diventano qualcosa di utile, qualcosa che ha valore. Guardate le immagini. Il teatro nasce da un’idea di Folke Köbberling e Martin Kaltwasser, due artisti tedeschi. Il progetto si chiama Oikos, che in greco antico significa “casa”: la radice comune di ecologia e economia. Oikos è anche il titolo di uno dei due spettacoli in cartellone. Il secondo è “Protozoa”. Tutti e due parlano di persone che ricostruiscono la loro vita dopo catastrofi politiche ed ambientali. Finita la stagione, il teatro verrà smantellato ed i suoi eterogenei componenti saranno avviati al riciclaggio: edifici del genere, pare, hanno una breve vita. Jellyfish ha un’essenziale struttura portante in acciaio: il resto è appunto di pallets, boccioni vuoti dell’acqua (un’intera parete), listelli di legno per pavimenti. Leggi la notizia sul Guardian

Fonte: Blogeko

Usa: architettura al mercato, solo 5 centesimi

Che la crisi colpisca tutti i settori lo potevamo immaginare, ma i diversi modi che si possono inventare per superarla, sono indubbiamente quanto mai originali. Il Signor John Morefield, giovane architetto statunitense, è uno dei migliaia progettisti disoccupati che si stanno reinventando a causa del licenziamento. L’implosione del mercato immobiliare ha gettato migliaia di architetti e designer nella disperazione, costringendoli a cercare o inventare nuovi posti di lavoro. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento del Lavoro, l’occupazione degli studi di architettura americana ha avuto un decremento dai 224.500 del luglio scorso ai 184.600 di novembre. Per rispondere a questo quadro abbastanza tragico nasce l’idea del signor Morefield di aprire un banchetto all’Old Ballard di Seattle per vendere “architettura al mercato” e quindi a bassissimo costo: solo 5 centesimi. I passanti, inizialmente scettici, hanno poi iniziato a fermarsi ed utilizzare questo comodo servizio offerto da John per la soluzione e consulenza di piccoli problemi di architettura come sopraelevazioni o modifiche di interni. Il costo di 5 centesimi si riferisce al consiglio iniziale che viene fornito su progetti di interni; si paga realmente una volta che il cliente ha accettato il progetto. L’idea, diffusa tramite il suo sito internet, si è rivelata molto fruttuosa,  tanto da far registrare a Morefild il suo reddito più alto sino ad ora.

Fonte: ViaggidiArchitettura

Roma: EcCo, il corriere ecologico

Roma presto sarà interessata da novità in campo logistico: il corriere ecologico. EcCo! è il nome del nuovo corriere di trasporto ecosostenibile e significa Ecological Courier. La sua promessa? Ora sarà possibile spedire senza inquinare l’aria che respiriamo. Senza produrre gas serra, smog, inquinamento acustico. Con il massimo dell’efficienza e il minimo dei costi.
Le consegne eco asaranno affidate ai 30 scooter elettrici, 5 auto elettriche, 5 biciclette elettriche con pedalata assistita. Anche packaging, tagliandi, materiale di cancelleria vario e promozionale saranno rigorosamente ecologici. Le emissioni di Co2 e le polveri sottili prodotte saranno sensibilmente inferiori rispetto alle consegne standard, e in più saranno compensate con la partecipazione a progetti di riforestazione in città. Tutti gli autisti dei mezzi saranno formati con corsi di “guida virtuosa”. Roma è la prima città in cui i servizi EcCo! saranno disponibili; presto arriveranno anche a Milano, Firenze, Bologna, Torino, Napoli e in altre città italiane. Il progetto del corriere ecologico si amplierà grazie al franchising, e contribuirà a rendere l’aria più respirabile.

Fonte: BlogEcologia

Moda&Ecologia: 8 idee per una rivoluzione sostenibile

  • 1. Tingere con l’aria: la tintura e il finissaggio del colore sui tessuti rappresentano l’impatto più grande dell’industria tessile per l’ambiente. Circa l’85% delle acque, il 75% dell’energia e il 65% dei prodotti chimici utilizzati nella produzione tessile, viene impiegato nella tintura e nella finitura. Questo è il motivo per cui rendere più sostenibile e meno impattante  questa parte del processo è così importante. Durante il processo di tintura l’acqua viene utilizzata per applicare il colore ma anche, in pressione, per spingere i tessuti attraverso i macchinari. Aziende invece come Fongs sono in grado di utilizzare l’aria per spingere i tessuti da un macchinario all’altro, riducendo così la quantità di acqua utilizzata. Con questo metodo la tintura di una t-shirt, che normalmente può richiedere 200 litri di acqua, può utilizzarne soltanto 50 (Textile World). Un’altra alternativa, che suona come ecologica, è un sistema chiamato AirDye (utilizzato dalla Colorep) che lavora con coloranti che  trasferiti sulla stoffa, attraverso il calore, dalla carta al tessuto in un unico passaggio. Questo processo può permettere di risparmiare da 25 ai 280 litri di acqua nella tintura di un chilo di tessuto, fa risparmiare energia e non produce sottoprodotti nocivi.
    2. Stampe digitali: un’altra tecnologia che procede in questa direzione è la stampa digitale, un processo in cui le stampe sono direttamente applicate ai tessuti con le stampanti, con conseguente riduzione di circa il 95%  di acqua, il 75% di energia e di rifiuti. Questa tecnica è stata utilizzata da progettisti come Maria Katrantzou, Alexander McQueen e Basso & Brooke. Le aziende che producono macchine e inchiostri includono la giapponese Itochu Corp e Huntsman ma tessuti a stampa digitale  possono essere facilmente reperiti anche  on-line.
    3. Bottiglie riciclate in PET: forse uno dei materiali più in crescita di utilizzo negli ultimi anni è il poliestere riciclato dal PET, che è passato da esperimento dell’innovativa azienda Patagonia, nella metà degli anni ’90, a materiale comunemente impiegato al giorno d’oggi. Tessuti contenenti una certa percentuale di PET riciclato si possono trovare in molte etichette di oggi e, recentemente, il materiale sta facendo progressi per entrare nel mondo dell’altamoda con Ecotech Zegna e i suoi solar jacket. Anche se questi tessuti non sono biodegradabili, la loro produzione usa meno petrolio rispetto alla produzione di nuovo poliestere e riduce la discarica di molte bottiglie di plastica nelle discariche.
    4. Sughero: non è certamente un nuovo materiale rivoluzionario ma la sua presenza nella moda è aumentata negli ultimi anni. Il motivo? Con l’industria del vino che è passata alla plastica e ai tappi a vite, i gruppi ambientalisti e il business stanno spingendo per l’utilizzo di questo materiale in altri ambiti per proteggere le foreste di sughero in Portogallo (se non è un affare redditizio, non sopravvivrà a lungo). Dal momento che la pelle sta diventando un materiale meno popolare tra gli ambientalisti, la versatilità del sughero sta avendo grande popolarità in questo momento. Va detto inoltre che è impermeabile, resistente al fuoco, di facile pulizia e di lunga durata, repellente alla polvere e allo sporco, cosa si può cercare di meglio?
    5. Tessuti in materiali riciclati: il PET non è l’unico materiale riciclato. Tra le altre alternative, per esempio, ci sono i tessuti realizzati con nylon recuperato da prodotti come reti e tappeti da Mipan. Un esempio di impiego di questo materiale è la linea di costumi da bagno Eco Panda. Alcune aziende riciclano anche avanzi industriali di cotone evitando così di farli finire dentro gli inceneritori o le discariche, creando nuovi materiali. Un esempio è l’iniziativa italiana EcotecProject.
    6. Lavaggio gratis dei vestiti. Congeliamo i Jeans: negli anni passati molte aziende hanno sviluppato tessuti resistenti alle macchie che hanno bisogno di poco o nessun lavaggio. Ma cosa succederebbe se ci fosse un capo di abbigliamento che non ha bisogno di alcun lavaggio? Rientra in questa categoria la linea di jeans recentemente lanciata dal produttore brasiliano Tristar; questi pantaloni possono essere ripuliti dai batteri (non dalle macchie) con 24 ore nel freezer all’interno di un sacchetto speciale. Secondo i proprietari del marchio, questa prassi ucciderebbe tutti i batteri. Le macchie, tuttavia, hanno bisogno di essere lavate in modo tradizionale.
    7. Tessuti ricavati da nuovi materiali esotici: dalle alghe alle fibre di banano, i ricercatori stanno cercando di trovare il materiale migliore per la produzione di tessuti. Alcune nuove alternative includono il Seacell, prodotto con cellulosa di verdure miste con alghe marine; Piña fiber, realizzati con fibre ottenute dalle foglie delle piante di ananas; Lenpur, dalla polpa di legno di abete bianco coltivato in modo sostenibile e Banana fabric, realizzato con steli e foglie di alberi di banana.
    8. Ortica: tutto è nato a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, quando i tedeschi hanno dovuto trovare un’alternativa al cotone per fabbricare le proprie uniformi perché il mercato tessile, era dominato dall’Inghilterra. E anche se se n’è parlato per anni, è stato solo di recente che l’ortica è entrata nel mondo della moda. Diversi progetti in Europa hanno cominciato a sviluppare nuovi modi per produrre tessuti in ortica e uno dei prodotti commerciali realizzato con essa, STINGplus, ha recentemente vinto un premio a Londra. L’anno scorso, anche in Inghilterra, il presentatore della BBC, Kylie Pentelow, indossava il primo abito realizzato in fibre di ortica, realizzato da un progetto di indagine della Leicester’s De Montfort University. Vantaggi? E’ un erba infestante molto resistente, non ha bisogno di fertilizzanti e pesticidi e per la coltivazione richiede poca acqua. Inoltre le sue fibre sono più lunghe e più forti rispetto quelle a quelle del cotone e più sottili di quelle della canapa. Alcuni la considerano la fibra più sostenibile in assoluto.

Fonte: GenitronSviluppo

Citta’ aiutano clima: Genova prima eco-energetica

Quattro citta’ italiane hanno un piano energetico approvato dall’Ue, 28 citta’ hanno adottato buone pratiche, e 24 sono in ‘sospeso’ per ritardi. Roma e’ a rischio e Milano resta ferma. Questo, in sintesi, il quadro che emerge da ‘Clima in comune 2011’, il monitoraggio di Legambiente sui piani e le buone pratiche delle amministrazioni italiane, presentato in occasione di ‘M’illumino di meno’, la giornata dedicata al risparmio energetico.
C’e’ un ‘federalismo’ sostenibile che sta nascendo anche in Italia – dice Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente – e’ il ‘movimento’ dei 600 comuni che hanno aderito al Patto dei sindaci, le citta’ che vogliono diventare sostenibili per prime. Chi aderisce al Patto si impegna a predisporre un Piano che preveda il taglio del 20% delle emissioni di gas serra, l’ aumento del 20% di fonti rinnovabili, e un incremento del 20% dell’efficienza energetica. Tra le citta’ che hanno firmato il Patto – spiega Legambiente – solo Genova (la prima), Torino, Avigliana e Maranello hanno il Piano di azione per l’energia sostenibile. Ci sono anche citta’ che, pur firmando il Patto, non hanno poi fatto niente: a guidare questa classifica, Milano.
Tra i 24 ritardatari, temporaneamente sospesi dalla Commissione Ue, ci sono Abano Terme, Arzignano, Brendola, Campiglia dei Berici, Casola di Napoli, Cremona, Rossano. Mentre Roma e’ a rischio sospensione per scadenza dei termini, riferisce Legambiente. In generale aumentano le buone pratiche: per esempio, a Salerno la raccolta domiciliare dei rifiuti; l’Agenzia CasaClima di Bolzano che si occupa di certificazione energetica degli edifici; l’azienda Usl di Rimini per il miglioramento della sostenibilita’ di quattro ospedali; il comune 100% rinnovabile di Sluderno. Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, ”il patto dei sindaci e’ anche uno strumento concreto contro i cambiamenti climatici” che vanno combattuti ”principalmente nelle aree urbane”.

Fonte: Ansa

Settimana Nazionale “Porta la sporta”: seconda edizione

L’importante e’ non dimenticarla: portarla con se’, infatti, consente di evitare il consumo dei sacchetti monouso e del conseguente inquinamento.
E’ la borsa della spesa (non di plastica), al centro della seconda edizione della Settimana Nazionale ”Porta la Sporta”. L’iniziativa, in programma dal 16 al 23 aprile, e’ promossa dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, dal Wwf, da Italia Nostra, dal Touring Club Italiano e da Adiconsum, e vuole promuovere l’utilizzo della borsa in sostituzione dei sacchetti monouso ma anche per ribadire un NO che deve diventare sempre più corale e partecipato verso il consumo usa e getta.
Questa seconda edizione della settimana nazionale, sottolineano gli organizzatori, acquista particolare significato nell’anno in corso, sia per l’entrata in vigore del divieto di commercializzazione per i sacchetti di plastica sia perché è stata da poco recepita nel nostro paese l’ultima direttiva europea in materia di gestione dei rifiuti che, per la prima volta, mette la prevenzione del rifiuto tra le azioni prioritarie da intraprendere.
Scopo dell’evento è coinvolgere durante la settimana quanti più soggetti possibili a partecipare con eventi e iniziative che promuovano l’adozione della sporta e di altre soluzioni riutilizzabili che sostituiscano il monouso. Allo scopo è stata lanciata all’interno della campagna l’iniziativa “Mettila in rete” che prevede l’adozione di una soluzione riutilizzabile per il settore ortofrutta nella grande distribuzione ma anche nel piccolo commercio. L’invito a partecipare è rivolto a ogni tipologia di azienda e impresa, al settore commerciale, alimentare e non, associazioni e organizzazioni no profit, istituti scolastici di ogni grado, enti e istituzioni nazionali e locali e, ovviamente, singoli cittadini.
Un’altra iniziativa all’interno della campagna, adottabile in occasione della settimana, è “Sfida all’ultima Sporta“, una gara di riduzione del sacchetto monouso per comuni. Può essere promossa da Unioni di comuni, Provincie, Regioni, Consorzi, come enti autorevoli in grado di raccogliere fondi da sponsor destinati al comune vincitore che li potrà impiegare esclusivamente per lavori necessari agli edifici delle scuole locali. La settimana si propone di stimolare non solamente eventi limitati alla sua durata ma anche di promuovere e annunciare la partenza di iniziative che possano proseguire nel tempo. Per quanto riguarda invece le campagne già in atto, la settimana diventerà un’occasione per celebrare i risultati raggiunti e/o incrementare il livello di impegno in termini di risultati o di partecipazione ottenuta. La campagna, a partire dal racconto sul sacchetto di plastica, vuole far ragionare sull’uso improprio della plastica nell’usa e getta e sull’assurdità di sprecare energia e risorse preziose per soddisfare comodità momentanee e compromettere il futuro delle generazioni a venire. Nel corso del 2010, osservano gli organizzatori, siamo arrivati ad esaurire, già nel mese di agosto, le risorse che la terra è in grado di produrre in un anno. Non possiamo pertanto ignorare che i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e la carenza di cibo e acqua non siano chiari segnali del fatto che non potremo più continuare a consumare ‘a credito’ senza conseguenze.

Fonte: Ansa

Google è termo… dinamica

Una ne pensa e cento ne fa: ovviamente parliamo di Google, che da qualche tempo ha iniziato ad interessarsi concretamente al mondo delle energie rinnovabili.

Un settore nel quale la sua capacità di leggere il futuro potrebbe rivelarsi vincente.

L’ultima mossa della società di Mountain View riguarda il settore termodinamico.

Assieme al DOE, il dipartimento dell’energia statunitense, Google supporterà finanziariamente la costruzione di una grande impianto termodinamico, che sorgerà nel cuore del deserto della California (il celebre deserto del Mojave).

Il progetto, chiamato Ivanpah Solar Electric Generating System (ISEGS), realizzato dalla società statunitense BrightSource Energy ha dei costi enormi, si parla di una cifra superiore al miliardo e mezzo di dollari: circa 170 milioni di dollari verranno dalla società di Brin & Page, che, con questa cifra, fa segnare il suo personalissimo record di “contribuzione” per un progetto green.

Una volta operativa e a pieno regime, la centrale dovrebbe raggiungere una capacità di quasi 400 MW, più che sufficienti per coprire i fabbisogni energetici di oltre 150mila abitazioni. La California è all’avanguardia nel settore termodinamico, vuoi per il suo clima e ubicazione geografica, vuoi per l’attenzione che le amministrazioni locali, non ultima quella guidata dall’oramai nuovamente stella hollywoodiana Arnold Schwarzenegger, hanno dedicato alle energie rinnovabili

 

La centale dovrebbe essere completata nel giro di due anni.

Fonte: Liquida

 

Arriva Google Live Transit per sapere se il bus è in ritardo

Un aggiornamento dell’ultima ora permette di monitorare la situazione della mobilità urbana. In Europa sono Torino e Madrid le città pilota.

Aspettare il bus sotto il sole cocente di una pensilina non è mai piacevole. Molte città si sono attrezzate, grazie alle aziende di trasporti, di schermi che indicano (come in Metro) quanto manca all’arrivo di un determinato bus. Può capitare che i minuti siano solo indicativi e che l’autobus rallenti a causa di ostacoli o intoppi improvvisi.

Ed ecco che entra in gioco Google che ha rilasciato, qualche ora fa, un aggiornamento per Maps che ora permette di avere una visuale del transito di bus urbani in città.

L’update è disponibile per quattro città negli Stati Uniti (Boston, Portland, San Diego e San Francisco) e due città europee (Madrid e Torino), e vale per Google Maps desktop, per cellulari e per dispositivi Android. Presto la versione per iPhone, che intanto si può provare visitando Maps tramite browser mobile, senza alcun download separato.

Per utilizzare il nuovo servizio basterà cliccare una zona di interesse e si potranno visualizzare gli orari di partenza e di arrivo di una linea con eventuali avvisi relativi a ritardi nel percorso. In questo modo Google completa ancora di più i propri servizi di supporto a viaggiatori e cittadini che già potevano godere dei benefici delle visuali del traffico nelle proprie città. Con l’aggiornamento odierno Google aggiunge un surplus non da poco per tutti coloro che ogni giorno si spostano con i mezzi pubblici. Il servizio è particolarmente utile nel caso di chiusure temporanee di strade o di deviazioni particolari, e servirà anche per conoscere le varie fermate di una linea in superficie. Molto dipenderà dalla collaborazione che la stessa Google ha richiesto alle singole compagnie che gestiscono i trasporti nelle sei città pilota.

Google aveva già scelto Torino come una delle città europee dove lanciare il servizio “transit”, che permette di pianificare un percorso con l’automobile, autobus o a piedi. La città italiana fa ora parte del progetto pilota del nuovo “live transit”, che vede la collaborazione di Google con il Gruppo Torinese Trasporti.

 

Fonte: La Stampa

Ecco la moto eolica che va a 200Km/h

Dopo aver inventato la macchina alimentata dal vento, l’inglese Dale Vince, imprenditore del settore eolico, ha deciso di utilizzare la stessa tecnologia per la sua moto superbike, sponsorizzando la costruzione di Ion Horse elettrica. Il prototipo, costato circa 170 mila euro, è stato realizzato dai tecnici della Kingston University, con i finanziamenti della compagnia energetica Ecotricity ed è stata portato sull’isola di Man per competere nella gara tra i veicoli ad emissioni zero più famosa del mondo.
Vince, grande appassionato di dueruote, aveva come obiettivo di raggiungere il record della prima moto elettrica a completare un giro del circuito con una velocità media di oltre 100 miglia all’ora (161 km/h), con picchi calcolati sui 140 mp/h (225 km/h) vincendo così il premio da 10.000 sterline messo in palio dal Governo dell’Isola di Man, che finora non era ancora mai stato mai vinto da quando la manifestazione è stata fondata.
Il funzionamento della moto, però, non è stato ancora spiegato anche se, dalle prime anticipazioni, pare che funzioni come la tanto contestata Nemesis, l’auto eolica che però è rimasta solo un protipo.
Fonte: AffariItaliani

Biomassa regina delle fonti alternative. Il governo ci crede

 

«Le biomasse avranno un ruolo sempre più centrale nel conseguimento degli obiettivi europei al 2020», questo ha dichiarato all’indomani dei risultati del referendum dello scorso giugnoStefano Saglia, sottosegretario al ministero per lo Sviluppo Economico.

 

E sembra che davvero la rivoluzione energeticapossa trovare in questa fonte un protagonista di primo piano. Il motivo è la sua convenienza e in Europa se ne sono già accorti in molti. Tra i paesi in testa nell’uso delle tecnologie di produzione da biomassa ci sono SveziaFinlandia eDanimarca, seguiti da FranciaAustria,Portogallo Spagna.

 

Nel rapporto 2010, l’Aebiom, Associazione Europea sulle Biomasse, sottolinea il grande contributo della biomassa al mix energeticocomunitario. Il futuro di questa forma di energia è intrinsecamente legato all’utilizzo termico e deve passare attraverso l’aumento dellacogenerazione e delle reti centralizzate diriscaldamento raffrescamento.

 

dati aggiornati all’1 luglio 2011 dicono che sul mix energetico prodotto e consumato nei 27 paesi dell’Europa le biomasse hanno rappresentato il68,8%, percentuale calcolata sul totale delcontributo dato dalle fonti alternative.

 

In numeri, le bioenergie contribuiscono per 82,2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) in energia consumata, di cui 58,8 Mtep (71%) è utilizzata a fini termici. E per il 2030 si prevede che la biomassa potrebbe passare da 236 a 255 Mtep con un aumento fino al 210% della quota attuale di mercato.

 

Le materie prime utilizzate saranno soprattutto i residui forestali (41%), i rifiuti (38%) e leproduzioni agricole (21%).

 

E proprio su quest’ultimo punto alcuni come Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, arricciano il naso. Se, da una parte, infatti, le fonti alternative rappresentano una valida opportunità per il miglioramento del mix energetico del nostro paese, dall’altra comportano il consumo di suolo attualmente destinato alla coltivazione di cibo.

 

Gas inquinanti. Per le navi riduzione progressiva ma obbligatoria

 

L’Organizzazione marittima internazionale (IMO) ha adottato nuove misure vincolanti per ridurre le emissioni di gas serra derivanti dal trasporto marittimo. Le decisioni sono state assunte in occasione di un incontro a Londra dove sono stati adottati un “indice di efficienza energetica” (EEDI – Energy Efficiency Design Index) per le nuova unità navali e un “piano di efficienza energetica” (SEEMP – Ship Energy Efficiency Management Plan) che entrerà in vigore il 1° gennaio 2013 e riguarderà tutte le navi con una stazza lorda uguale o superiore alle 400 tonnellate. Per l’attuazione di questo piano non sono state date indicazioni prescrittive. Gli operatori hanno piena libertà sulla scelta delle tecnologie da utilizzare nelle progettazioni navali per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza indicati. Per quanto riguarda le nuove costruzioni navali, l’IMO ha previsto che le unità costruite tra il 2015 e il 2019 dovranno migliorare del 10% gli attuali livelli di efficienza energetica. Questa percentuale sale al 20% per le costruzioni tra il 2020 e il 2024 e al 30% per le navi che saranno varate dopo quest’ultima data. Alcuni Paesi, tra cui Cina, Brasile, Arabia Saudita e Sud Africa, hanno tuttavia ottenuto un esonero per le nuove navi immatricolate entro il 2019 nei Paesi in via di sviluppo, motivato dall’accoglimento della richiesta di avere più tempo a disposizione per acquisire le tecnologie più avanzate. Secondo uno studio dell’IMO, in assenza di nuove misure vincolanti, le emissioni derivanti dal trasporto marittimo cresceranno tra il 150 e il 250% entro il 2050. La decisione dell’IMO è stata accolta favorevolmente dalla Commissione Europea, che il 15 luglio ha varato una nuova proposta di direttiva per ridurre del 90% le emissioni di anidride solforosa e dell’80% quelle di particelle fini prodotte dal trasporto marittimo. La proposta mira anche a incorporare nella legislazione UE le nuove norme adottate dall’IMO per garantirne una corretta applicazione da parte di tutti gli Stati membri.

 

Fonte: http://www3.lastampa.it/

http://www3.lastampa.it/

Ombrellone da wi fi

Partire? Si, ma mai senza il wi-fi! D’ora in poi in riva al mare pare potremo fare proprio tutto e le vacanze all’insegna dell’hi- tech non sono solo una nuova moda quanto piuttosto una necessità. Ecco quindi che ogni accessorio viene rivoluzionato, primo fra tutti… il caro vecchio ombrellone!
Ma come funziona l’ombrellone hi-tech e soprattutto voi come lo immaginate? In primis, niente più sforzi! Si apre con un click del telecomando ed ecco che i pannelli solari incorporati nei lettini anticervicale davvero non vi faranno rimpiangere il pesante strumento che prima veniva portato nelle spiagge. I lidi in cui trovarlo? Senza dubbio la Riviera Romagnola, sempre all’avanguardia per le novità in fatto di mare: qui vi attendono aree  attrezzate con Spa e piscine, il tutto privo di barriere architettoniche e rigorosamente ecosostenibili! Potrete rivolgervi ad esempio ai bagni “Giulia 85”, primo lido“sostenibile” della Provincia di Riccione. Qui addirittura è in attività un percorso Loges per i nonvedenti su tutto il perimetro del Lido. Innovazioni sì, ma al servizio del cittadino. L’ombrellone solare comunque ha un vero e proprio nome: si chiamaSun BrellaUna nuova generazione di ombrelloni che grazie a pannelli fotovoltaici cattura l’energia solare e la mette a disposizione della tecnologia. Ecco quindi che non ci saranno più problemi per ricaricare l’Mp3 oraffreddare le vostre bibite. Sotto l’ombrellone avrete tutto il necessario. L’idea, di Greg Freer è quella di immagazzinare 282 watt di energia solare, ed ecco il prototipo di Sun-Brella. Esiste però anche Apsara, realizzato con un tessuto che immagazzina energia di giorno e la restituisce la notte: utile per le feste in spiaggia! Non dimentichiamo poi Powerbrella, un ombrellone riciclabile, studiato per trasformare i raggi solari in energia per dispostivi elettronici. Senza dubbio si tratta del futuro delle nostre vacanze. Se già il Wi fi è presente su moltissime spiagge d’Italia certo non  mancherà molto per mandare in pensione il caro vecchio, ma anche pesante, ombrellone a righe!

Fonte:http://viaggi.libero.it

Abusivismo di Stato: l’ecomostro di Baia Campi nel Gargano è proprietà della Regione Puglia

Doveva essere un “progetto di sviluppo integrato del turismo”, per il quale nel 1983 la Regione Puglia si aggiudicò 40 miliardi di finanziamenti dallo Stato e dalla Cee, spendendone altri 4 nel 1994 per arredare il complesso faraonico destinato ad accogliere un albergo da 370 posti. Da lì una lunga storia di sciacallaggio, abbandono, denunce e richieste di demolizione per un ecomostro costruito in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico, paesaggistico e forestale.

 

Fonte: http://ambiente.liquida.it/

Con la Manovra nasce la nuova Agenzia per le infrastrutture

Lo prevede l’articolo 36 della Manovra finanziaria (DL 98/2011). La nuova Agenzia sarà istituita presso il Ministero delle infrastrutture, che ne assumerà il potere di indirizzo, vigilanza e controllo, e avrà un direttore generale che durerà in carica per tre anni.

L’Agenzia, anche avvalendosi di Anas s.p.a., si occuperà di proporre e programmare la costruzione di nuove strade statali e della costruzione di nuove autostrade, in concessione o in affidamento diretto ad Anas.

In veste di amministrazione concedente, si occuperà della selezione dei concessionari autostradali e relativa aggiudicazione; della vigilanza e del controllo sui concessionari autostradali; dell’affidamento diretto ad Anas delle concessioni per la gestione di autostrade o per la costruzione e gestione di nuove autostrade. Inoltre, approverà i progetti di lavori inerenti la rete stradale e autostradale di interesse nazionale ed effettuerà consulenze e progettazioni a pagamento per conto di altre amministrazioni o enti italiani e stranieri.

Dal 1° gennaio 2012 i compiti dell’Anas saranno limitati a:
– costruire e gestire le strade, incluse quelle a pedaggio, e le autostrade statali, incassandone tutte le entrate relative al loro utilizzo, e provvedere alla loro manutenzione ordinaria e straordinaria;
– realizzare il progressivo miglioramento ed adeguamento della rete delle strade e delle autostrade statali e della relativa segnaletica;
– curare l’acquisto, la costruzione, la conservazione, il miglioramento e l’incremento dei beni mobili ed immobili destinati al servizio delle strade e delle autostrade statali.

L’Agenzia eserciterà tutte le competenze già attribuite in materia all’Ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali e ad altri uffici di Anas s.p.a. o ad uffici di amministrazioni dello Stato, i quali conseguentemente saranno soppressi dal 1° gennaio 2012. Dalla stessa data saranno attribuite gratuitamente al Ministero dell’Economia tutte le partecipazioni detenute da Anas s.p.a. anche in societa’ regionali, e nella Stretto di Messina s.p.a..

Entro il 21 luglio (15 giorni dall’entrata in vigore della Manovra) sarà nominato l’amministratore unico della nuova Agenzia il quale avrà ampi poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria, compresa l’individuazione delle risorse umane, finanziarie e strumentali che sono dell’Anas fino al 1° gennaio 2012.

Fonte: http://www.edilportale.com

Ecosostenibili per il rifugio del Monte Rosa

Ilprogetto di questo rifugio molto particolare è stato sviluppato dall’Istituto Generale di Tecnologia Svizzero (ETH), insieme al Politecnico di Zurigo e al Club Alpino Svizzero. Hanno creato un corpo cristallino con una gestione energetica controllata da un computer presso l’ETH di Zurigo. E’ un progetto ecosostenibile fa uso di materiali ecologicimolti proveninti dal riciclaggio. L’energia necessaria per il riscaldamento, sia dell’acqua che dell’aria, proviene da collettori solari. Il fabbisogno idrico è soddisfatto dall’acqua che si scioglie dalle zone circostanti, raccolta in estate e conservata in una caverna; in tal modo è sempre disponibile per il rifugio anche nei periodi dell’anno meno piovosi. Le acque di scolo sonomicrofiltrate su base batterica e l’acqua che rimane dunque riutilizzata per il lavaggio e la pulizia, minimizzando così lo spreco. L’avveniristico design del nuovo rifugio del Monte Rosa si presenta con un luccicante rivestimento metallico; all’interno la struttura è completamente realizzata in legno.

Fonte: blog.ecologia.it

Mondo energia, apre in Alto Adige il museo sulle rinnovabili

Le rinnovabili in un museo? Certo! Ma più che un museo che avrà il suggestivo nome diMondo Energia, sarà un laboratorio molto vivo e interattivo e il progetto è di Heinrich Hafner amministratore dell’omonima società. Per amor di cronaca va detto che la Hafner progetta e costruisce anche impianti di termovalorizzazionee inceneritori. Qui la storia della Torre del vento (la foto in alto) sede della società. E il museo Mondo Energia sorgerà proprio accanto alla Torre del Vento i cuilavori sono ripresi dopo uno stop dell’ amministratore comunale e fino al ritiro del progetto della società Hafner di installarci all’interno un inceneritore per rifiuti speciali ospedalieri.

 

Fonte: eco.blog.it

Biofuel al top con la nanotecnologia

Uno degli argomenti da sempre usati da chi contrasta la diffusione dei biocarburanti è che le prestazioni degli olii provenienti dalle piante sono meno performanti rispetto a benzina e gasolio. Oggi le cose potrebbero invertirsi, basta metterci un pizzico di nanotecnologia.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Renewable and Sustainable Energy, l’aggiunta dinanoparticelle di ossido di alluminio o alluminia all’interno dei serbatoi è in grado di migliorare la funzionalità dei biocarburantiaumentandone anche la sostenibilità ambientale. L’autore della scoperta è il professore R.B. Anand, docente di ingegneria meccanica presso l’Istituto Nazionale di Tecnologia di Tiruchirappalli, in India.

Secondo lo studioso a causa del loro elevato rapporto superficie-volume, le nanoparticelle vantano superfici più reattive. Hanno infatti una superficie molto estesa rispetto al volume stesso.Questa peculiarità porta i corpuscoli ad essere in grado di agire come catalizzatori chimici particolarmente efficienti. I catalizzatori sono delle sostanze che hanno la capacità di accelerare e rendere più efficiente una reazione chimica. Catalizzatori sono presenti, ad esempio, nelle famose marmitte catalitiche e hanno lo scopo di abbattere la presenza di inquinanti all’interno dei fumi di scarico. Nel caso del biofuel i catalizzatori hanno lo scopo di aumentare la capacità deflagrante del carburante e far così andare più veloce la vettura che li utilizza.

Gli effetti positivi delle nanotecnologie non finiscono qui. La presenza dei corpuscoli aumenta anche ilrapporto aria-combustibile all’interno della miscela, che brucia quindi meglio. Nello studio condotto da Anand e dal co-autore J. Sadhik Basha,  è stato usato un miscelatore meccanico per creare una emulsione di biodiesel da jatropha, acqua e un tensioattivo. Successivamente il composto è stato addizionato con diverse proporzioni di nanoparticelle di allumina.

Gli effetti sono stati straordinari: oltre a migliorare le performance del biofuel, gli studiosi hanno notato che la combustione avveniva in maniera migliore e che nei fumi di scarico la presenza di ossido di azoto e monossido di carbonio era nettamente inferiore rispetto allo stesso procedimento senza alluminia. Da oggi i biofuel hanno un nuovo, piccolo, alleato.

Fonte: next.liquida.it