Biomassa regina delle fonti alternative. Il governo ci crede

 

«Le biomasse avranno un ruolo sempre più centrale nel conseguimento degli obiettivi europei al 2020», questo ha dichiarato all’indomani dei risultati del referendum dello scorso giugnoStefano Saglia, sottosegretario al ministero per lo Sviluppo Economico.

 

E sembra che davvero la rivoluzione energeticapossa trovare in questa fonte un protagonista di primo piano. Il motivo è la sua convenienza e in Europa se ne sono già accorti in molti. Tra i paesi in testa nell’uso delle tecnologie di produzione da biomassa ci sono SveziaFinlandia eDanimarca, seguiti da FranciaAustria,Portogallo Spagna.

 

Nel rapporto 2010, l’Aebiom, Associazione Europea sulle Biomasse, sottolinea il grande contributo della biomassa al mix energeticocomunitario. Il futuro di questa forma di energia è intrinsecamente legato all’utilizzo termico e deve passare attraverso l’aumento dellacogenerazione e delle reti centralizzate diriscaldamento raffrescamento.

 

dati aggiornati all’1 luglio 2011 dicono che sul mix energetico prodotto e consumato nei 27 paesi dell’Europa le biomasse hanno rappresentato il68,8%, percentuale calcolata sul totale delcontributo dato dalle fonti alternative.

 

In numeri, le bioenergie contribuiscono per 82,2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) in energia consumata, di cui 58,8 Mtep (71%) è utilizzata a fini termici. E per il 2030 si prevede che la biomassa potrebbe passare da 236 a 255 Mtep con un aumento fino al 210% della quota attuale di mercato.

 

Le materie prime utilizzate saranno soprattutto i residui forestali (41%), i rifiuti (38%) e leproduzioni agricole (21%).

 

E proprio su quest’ultimo punto alcuni come Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, arricciano il naso. Se, da una parte, infatti, le fonti alternative rappresentano una valida opportunità per il miglioramento del mix energetico del nostro paese, dall’altra comportano il consumo di suolo attualmente destinato alla coltivazione di cibo.